Torno a spolverare questo diario per mettere nero su bianco una grande consapevolezza che da tempo cerco di elaborare ed accettare.
A momenti alterni, sembra che io sia riuscito a coglierla a pieno. In altri, inciampo e cado, dimenticandomene, distratto dalla sofferenza che in certe circostanze questa consapevolezza può portare a provare.
Non possiamo aspettarci lo stesso grado di verità che concediamo agli altri.
Non possiamo aspettarcelo perché non può accadere: possiamo avere l’occasione di relazionarci con qualcuno che ha un livello simile al nostro, ma non troveremo mai nessuno che condividerà la stessa quantità di cose, e le stesse che condivideremmo noi, secondo le stesse modalità, trasparenza, e tempistiche.
Ci sarà sempre l’argomento sofferto nel cuore di qualcuno, ci sarà sempre un tema tabù, ci sarà sempre quella verità nascosta da quel trauma che impedirà a chi abbiamo di fronte di rispondere nella totale e disarmata sincerità.
Noi in prima persona, a prescindere dalle varie inclinazioni caratteriali, non siamo per natura portati a sbottonarci in egual modo con chiunque interagiamo: vi sono situazioni che richiedono delicatezza, decoro, lealtà, risolutezza, protezione, distanza.
Vi sono inoltre contesti che richiedono un certo tipo di riservatezza, ed altri in cui l’educazione ci impone una sorta di copione.
Lo scenario si incrina quando non realizziamo a tempo debito di trovarci in una di queste cornici, e quando non abbiamo la saggezza di capire cosa ci stiamo aspettando.
Cosa stiamo richiedendo. Quale mancanza stiamo lamentando.
Nei rapporti interpersonali con le persone che amiamo, vi è a mio avviso una naturale inclinazione ad avere certi muri abbassati, meno paletti fra i quali dover fare lo slalom per arrivare a delle condivisioni di valore.
Tuttavia troveremo sempre almeno una piccola staccionata davanti alla quale dovremo avere il rispetto, la saggezza e la pazienza di fermarci.
Fermarci un attimo per aspettare di capire se è scavalcabile, e per capire quanto andar oltre a quella recinzione sia importante per noi, rispetto a quanto sia impegnativo per l’altro doverla aprire.
Non è rilevante quanti dei nostri muri abbiamo abbattuto, e se crediamo di non averne mai innalzati, non possiamo pretendere lo stesso grado di verità che concediamo agli altri.
Nei limiti del ragionevole rispetto reciproco, questo è una mantra che una volta tenuto debitamente a mente, credo possa permetterci di vivere con la leggerezza opportuna tutte le ingerenze a cui la vita ci sottoporrà, nell’intimità del privato così come nel pubblico quotidiano.
Poiché dietro a quella che in modo disattento potremmo etichettare come una persona falsa vi sono una miriade di sfaccettature, ed è bene interrogarci se stiamo concedendo a questa lo stesso grado di verità di cui stiamo accusando l’assenza.
Non è un concetto semplice da spiegare, non è facile da ricordare, ed è pericolosamente facile inciampare: potremmo giungere alla conclusione che non possiamo più credere a nessuno. Non al 100%, perlomeno.
Ma la seconda verità, è che a noi non serve il 100%.

Da ognuna delle persone con cui ci relazioniamo ogni giorno ci basta una percentuale di verità e trasparenza relativamente differente. Un 20% mancante da qualcuno, potremo stupirci nel realizzare che potremmo trovarlo in qualcun altro. Calcoli a parte, un tema delicato o scomodo per qualcuno, potremmo poterlo affrontare con qualcuno che non ha le medesime ed assumiamo legittime limitazioni.
2 pensieri riguardo “Insicurezza, in sicurezza.”