Sinceramente.

Ti augurano di brillare, ma pretendono tutta la luce per sé.

Questo, ammesso, inoltre, che venga sinceramente augurato.

Potrei scrivere un libro su tutto quello di cui mi vorrei lamentare, potrei decisamente scriverne uno, ma se mai dovessi trovare quella dedizione, decisamente non la destinerei a qualcosa di così banale come a delle lamentele.

Ma se così non dovesse essere, sicuramente lo intitolerei “Sinceramente”. Perché, sinceramente, dopo la vergogna, l’essere paziente, ed essere pensanti pesanti e pesati ci vuole anche un briciolo di brutale onestà.

Credit: Good Girls

Fatico ad approcciarmi a chi si appella alla sfortuna per le cose che accadono nella loro vita, a chi si sente il più sfortunato della Terra ma al tempo stesso ha la fortuna di poterlo confessare, lamentare e ribadire a qualcuno che ama.

Sono saturo delle etichette dietro le quali le persone si celano e la totale incapacità di volersi bene ed amarsi come mi fu imposto anni fa, e dietro a queste inadempienze, anche dell’inerzia che le sorregge.

Stanco di non essere ascoltato e parallelamente rimproverato, talvolta silentemente, di non fare abbastanza, esserci abbastanza, fare abbastanza. Quando abbastanza è un attributo che ci si avvale di destinare solo agli altri, e mai verso se stessi. E non autocommiserandosi, ma misurandosi, con sincerità.

Quando è tutto un “io” e di te non sanno niente.

Quando sei il privilegio che non hanno avuto, e la fortuna che credono di dover ancora aspettare. Quando la fiducia è riposta su Saturno ed Uranio, quando la lealtà è derubata dalle criticità mentali che non si ha mai avuto il coraggio di affrontare.

Quando raccogli quel che semini, quando chi è causa del suo mal non piange se stesso.

E svicolando tra una narrazione sfalsata ed un’altra di chi ti circonda, ti fai spazio, timidamente, nel mondo, di chi forse, va oltre.

Credit: Good Girls

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