L’obiettivo a cui ambite potrebbe diventare un giorno di rimorsi.

L’obiettivo utopico di una quotidianità costellata da allenamenti mirati a maratone, competizioni fitness fra atleti ibridi e via discorrendo potrebbe rivelarsi, un domani, un traguardo di rimorsi.

C’è una sottile differenza fra il promuovere uno stile di vita sano, e incastrarsi in una gabbia mentale iper performativa.

I fit influencer influenzano i propri seguaci, che da spettatori, diventano veri e propri follower: attivi nel seguirli e emularli. Reels e video virali su Tik Tok che strizzano l’occhio ad un sexy esibizionismo lanciano ed alimentano questo trend che diviene un vero e proprio culto.

L’alert scatta quando questi allenamenti quotidiani di plurima forma diventano un momento di condivisione online con la firma dei km percorsi, i kg alzati o qualsiasi altra metrica, che sui social, non può che divenire rappresentativa.

E come per tutto, uno strumento che se utilizzato male, può diventare un’arma puramente comparativa e tossica.

È interessante vedere come in questo macro e articolato movimento vi possano rientrare anche quei giovani adulti che online fanno vanto di aver scelto un sabato sera in palestra piuttosto che in discoteca con amici, una corsa al tramonto anteposto ad un calorico aperitivo in compagnia.

Chiaramente anche questo nuovo modo di allenarsi, prendersi cura di se stessi, e lavorare sulla propria salute, può tranquillamente combaciare con la convivialità e possono diventare momenti in cui si corre insieme, ci si allena insieme, tutti questi rituali all’insegna della salute e del benessere insieme.

Sentendosi appartenenti ad una vera e propria comunità, seppur il più delle volte astratta, e accompagnata solo da un hashtag.

È sicuramente qualcosa di più complesso di una moda, ha degli effetti più particolari di un semplice trend, questo lifestyle talvolta accompagnato anche da regimi alimentari di dubbia natura fa compagnia a persone che una vera e propria compagnia non hanno, fa compagnia a chi fa fatica a superare la crisi dei trent’anni, dell’età adulta o di qualsiasi step anagrafico che mette in difficoltà e disorienta coloro che non hanno messo le basi per costruire un qualcosa che avesse un obiettivo stabile e perseguibile.

Coinvolge anche coloro che obiettivi non ne hanno mai avuti e hanno trovato in questo trend qualcosa semplicemente da seguire, qualcuno che indicasse loro una strada, a quelle persone a cui una strada non è mai stata indicata da chi invece avrebbe dovuto farlo, anche a tempo debito (genitorialità, istruzione, comunità, ecc).

L’obiettivo a cui ambite potrebbe diventare un giorno di rimorsi. Innanzitutto, perché non si tratta di un obiettivo definito e chiuso, ma un’auto stimolazione a fare sempre e se possibile sempre di più. Potrebbe arrivare il giorno in cui contro ogni regola disciplinare, mollerete o abbandonerete: e lì forse potrebbe arrivare il momento in cui potreste chiedervi se ne è sempre valsa la pena, se e cosa avete sacrificato per vivere secondo questi modelli.

Potrebbero esserci cose che magari nemmeno riuscireste a pensare in prima battuta, ma ho visto barattare il nome di un healthy attitude più di un momento sociale: per questa tipologia di trend si barattano e si sostituiscono e si sacrificano momenti di relax, momenti di pace, momenti in cui non dobbiamo essere misurati da qualcuno e non dobbiamo fare qualcosa in cui dobbiamo esporre una valutazione, un risultato, un qualcosa in cui dobbiamo performare.

Correte come se nella vita di oggi non ci fossero già abbastanza spazi dove dobbiamo rendere conto a qualcuno. Oppure la storia del rendere conto se stessi solo a se stessi è reale, e le mie sono preoccupazioni sono fini a se stesse.

Sicuramente esistono trend meno salutari e più pericolosi di quello di passare le proprie giornate a scalare montagne, correre sul lungomare o pedalare lungo la riviera.

Ma di una cosa son certo, potrete correre quanto vorrete, ma con il benaltrismo nessuno è mai arrivato lontano.

Lascia un commento